L’uomo che parla con i lupi

30/3/2010  di ANTONELLA MARIOTTI

Nei boschi dell’Appennino Emiliano si “caccia” la voce dei predatori

INVIATA A CERRETO ALPI (Reggio Emilia)
Sono da poco passate le nove di sera. Siamo in 30 in mezzo al bosco, vicino a una torbaia: tutti stanno zitti e cercano di restare immobili. Quando il vento si alza, la luna illumina questo strano gruppo di «turisti» radunati al freddo che sulle ciaspole ha camminato almeno un’ora per «parlare» con i lupi. E’ uno degli appuntamenti con la natura organizzati dai «Briganti di Cerreto», la cooperativa che sulle montagne dell’Appennino Emiliano si è inventata il «turismo di comunità» per far rivivere un paese: Cerreto Alpi, che conta 76 anime e una bimba, la prima nata da 16 anni. 

Nei boschi per il «Wolf howling» – la tecnica è nata negli Usa – c’è l’impiegato di banca, le amiche, la coppia – ma la moglie si è arresa ai primi 100 metri di salita – e anche due giovani fidanzati. In un raggio di un centinaio di metri si appostano gli esperti, Willy Reggioni e Francesca Moretti, con registratori e megafoni: uno di fronte all’altro, per una specie di «triangolazione». Loro si occupano di conservazione della natura e Reggioni è il responsabile del «Progetto Life-Lupo» per il Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano.

Il primo ululato di richiamo è quello lanciato dal suo registratore. Sono quasi le 10 di sera e intorno si sente solo il fruscio delle giacche a vento. I primi a rispondere sono i cani dei paesi al confine con la zona protetta. E non è un caso. Il lupo è un potenziale nemico. Sarebbe. In realtà è l’animale più schivo delle nostre montagne, come spiegato Reggioni: «Non è certo buono, visto che è il nostro super-predatore, ma è tutt’altro che pericoloso».

Il secondo richiamo è quello che parte dal registratore di Francesca Moretti. In tutto saranno tre gli ululati registrati con i quali si cercherà di attirare l’attenzione dei lupi. Ma non quelli adulti. La tecnica che ogni tanto viene mostrata anche agli eco-turisti è quella che si usa per capire quanti cuccioli ci sono, perché «gli adulti difficilmente rispondono, mentre i cuccioli sono un po’ fessacchiotti – spiega Reggioni -. Così, di solito, si fanno sentire». In questo modo si individuano le tane (piccoli «asili» di due o tre cuccioli), dove la femmina «alfa» del branco ha nascosto i piccoli, e la zona viene messa sotto tutela. Si inizia con richiamo dai toni bassi, poi medi, infine alti. Il richiamo può essere sentito dai lupi fino a un chilometro e mezzo di distanza.

Sulle montagne italiane ci sono almeno 600 lupi e difficilmente la popolazione aumenterà. E’ una questione di limiti di territorio. Non siamo stati bravi noi a conservare la natura. Semplicemente l’uomo ha abbandonato la montagna e così sono tornati i boschi e le prede e il lupo, reinserito a volte artificialmente, ha trovato la condizione ideale per riprodursi.

Sono le 10 e mezza qualcuno crede di sentire una risposta, mentre parte il terzo richiamo. C’è chi si gira a guardare l’amico e con gli occhi sgranati fa un cenno: «L’ho sentito, l’ho sentito… ha risposto». Un altro con il cellulare cerca di registrare rumori e ululati lontani. Foto neanche parlarne. E’ proibito ogni oggetto che possa far rumore o diffondere luce e anche le torce da mettere sulla fronte sono vietate.

Tra un richiamo e un altro passano dai 10 ai 15 minuti. Tutto finisce verso le 11. C’è chi è sicuro di aver sentito una risposta e chi ha sentito solo l’abbaiare dei cani. Si rientra al rifugio. La cooperativa è composta da tutto il paese e il «cameriere» che serve la cena scherza: «Sono in prova… senza stipendio: da cinque anni». In paese «i turisti li trattiamo come persone di casa», spiega Renato Farina, presidente della cooperativa. «Il vecchio asilo è stato trasformato in un ostello e tra poco ci sarà anche una pizzeria». E i lupi? «L’altro giorno uno mi ha attraversato la strada».

Informazioni

I Briganti di Cerreto Soc. Coop.
P. IVA: 02057720357

Via Circonvallazione snc
Cerreto Alpi – Ventasso – (RE)

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