di Daniele Martini
Se la necessità aguzza l’ingegno, a Cerreto Alpi di necessità ne hanno avuta così tanta che sono diventati acuti come filosofi. A mille metri sull’Appennino tra l’Emilia e la Toscana, in un posto da lupi, dove «l’inverno è lunghissimo e crudele», come scrisse Filippo Re nel suo «Viaggio agronomico nelle montagne reggiane», il problema dei problemi era: che cosa ci possiamo inventare per non sparire? Per non fare la fine di quei cento e cento paesi di montagna, meravigliosi per chi li visita la domenica, ma difficili per chi ci deve vivere 365 giorni all’anno, e infatti inesorabilmente abbandonati dagli abitanti che si trasferiscono in città per il lavoro, perché «è più comodo», perché si «vive meglio», perché ci sono le «occasioni». I sociologi lo chiamano lo «spopolamento dell’Appennino» e fino a qualche anno fa anche Cerreto sembrava destinato a portare il suo piccolo contributo statistico alla conferma della tendenza.
Dall’inizio del secolo passato gli abitanti erano diminuiti di più di 10 volte, da un migliaio ad appena 70, anziani in maggioranza. Nel giro di una o due generazioni le case sarebbero state sprangate. Poi come nelle favole, l’incantesimo è stato rotto, non è arrivata la principessa a baciare il rospo, ma è successa una roba del genere. I superstiti hanno capito che per impedire che le case diventassero un cumulo di macerie, c’era un solo sistema, aguzzare l’ingegno, appunto, e darsi da fare. Era il giugno del 2003 e fondarono una cooperativa piccina piccina come il paese, 16 giovani soci dai 20 ai 35 anni, 6 dipendenti, con un nome minaccioso: «I briganti di Cerreto».
Su un libro avevano letto la storia del Moncigolo, un brigante del Seicento che come un Ghino di Tacco dell’Appennino tosco-emiliano comandava su tutta la valle. La storia gli era piaciuta e vollero definirsi briganti come lui. A differenza del loro eroe, abituato a comandare, si sono tirati su le maniche e fanno di tutto: contadini, spaccalegna, ortolani, guide, boscaioli, cantastorie, tour operator, spalaneve, cavallari, albergatori. Perfino badanti, almeno nei fatti. Siccome i proprietari dei boschi sono in genere anziani che non hanno più la forza per tagliare e spaccare la legna, ci pensano i giovani della cooperativa ad andare nel bosco, poi metà della legna se la prendono e la vendono in giro per la zona e l’altra metà la consegnano agli anziani e gliela accatastano anche nella legnaia, facendo così le funzioni di badanti, appunto. E se c’è la neve, e qui ce n’è tanta, per tanti mesi, vanno a spalarla fino sull’uscio di casa, soprattutto di chi non è più giovane e non saprebbe come fare. Mentre con il comune di Collagna, di cui Cerreto è frazione, la coop ha concordato una convenzione per tenere pulite dalla neve tutte le strade del borgo in modo che sia accessibile a tutti anche d’inverno.
Proprio il legame tra giovani e anziani è uno dei motori che fa girare il paese e la cooperativa. Oltre alla legna e alla neve ci sono le castagne a unire le generazioni. Anche in questo caso i proprietari dei castagneti in genere sono in là con gli anni, ma tenere pulito il castagneto e ordinate le piante non è lavoro da vecchi. Anche in questo caso ci pensano i giovani della cooperativa a preparare il terreno per la raccolta poi materialmente eseguita dalle persone anziane. Le castagne vengono infine trattate in un essiccatoio che da queste parti chiamano il metato, una casetta di 4 metri per 5, riscaldata per 40 giorni di fila. Il posto ideale per «stare a veglia» ed infatti il venerdì e il sabato sulle panche del metato viene ospitata qualche decina di turisti a cui vengono raccontate le stesse storie narrate un tempo cento volte dai pastori e inventate durante le transumanze fin dall’altra parte della montagna, in Toscana.
Grazie alla coop, il turismo è diventata una risorsa importante del paesino dell’Appennino, un turismo particolare, assai diverso da quello tradizionale. Lo chiamano turismo di comunità perché tutta la minuscola comunità di Cerreto in un modo o nell’altro è coinvolta, dai proprietari di una decina di case affittate a 20-25 euro a notte, mentre chi vuol spendere di meno va nell’ex asilo dove hanno ricavato 25 posti letto a 12 euro l’uno, all’unico ristoratore convenzionato con la cooperativa, al barista. Hanno aderito ad un tour operator che si chiama Gigante del parco che offre pacchetti turistici con dentro vari servizi, dall’alloggio al pranzo alle gite a cavallo. I clienti fanno la fila e si prenotano da un anno all’altro. A capire che cos’è il turismo di comunità si sono spinte a Cerreto delegazioni da mezza Europa: svedesi, rumeni, sloveni, spagnoli e francesi del Midi che poi l’hanno esportato in Marocco. Mentre Renato Farina, l’anima della coop, è stato chiamato in Francia, a Marsiglia, a parlare dell’esperienza al Forum internazionale del turismo sociale.
Alla rassegnazione, anticamera sicura della scomparsa del paese, a Cerreto hanno contrapposto, insomma, un attivismo che non è frenetico perché la frenesia non si addice alla montagna. Ma è molto fattivo. Cerreto non è morto e ci sono momenti in cui tra le strade c’è così tanta gente che il borgo sembra quello di una volta. Qualche giorno fa, per esempio, hanno attirato un bel po’ di turisti dalla città e dalla pianura con un evento suggestivo: il verso del lupo. Nel silenzio gelido della notte una guardia del parco emette l’ululato nella speranza che da qualche angolo del bosco, tra le nevi, il lupo si faccia vivo e risponda. Quando è tempo di castagne organizzano la festa del mulino e invitano i turisti a rendersi conto di come qui si macina come un tempo e ogni 14 agosto per la Notte Oscura su per le vie si inerpicano a centinaia e l’altr’anno furono serviti 800 pasti. In quella sera l’elettricità è bandita, i vicoli del paese illuminati con le fiaccole e nella luce incerta si esibiscono artisti di strada. Dà volentieri il suo contributo anche Giovanni Lindo Ferretti, personaggio illustre del borgo, così come lo furono Joe Sentieri negli anni Sessanta e su un altro piano Cesare Zavattini, nato a Luzzara, ma vissuto per decenni a Cerreto. Esponente del punk rock, leader dei Cccp-Fedeli alla linea e del Consorzio suonatori indipendenti, Ferretti è anche produttore, scenografo, regista. Un artista poliedrico, ma soprattutto uno di Cerreto. Un paese che si è ribellato alla scomparsa.