di Umberto di Maria
Gli ultimi arrivati sono i Briganti del Cerreto e promuovono turismo di comunità sull’Appennino tosco-emiliano, in località Cerreto Alpi, provincia di Reggio Emilia. Qui Renato Farina, un vigoroso personaggio dal tipico accento locale, ha seguito le orme del turismo responsabile mettendo la comunità del paese al centro di un progetto di sviluppo del territorio, attraverso proposte turistiche promosse dalla comunità stessa. È stata creata una cooperativa che dà lavoro a guide e collaboratori. Un successo: famiglie e bambini salgono dalla pianura per sentir parlare della castagna e veder come si raccoglieva in questi boschi bellissimi o sono guidati da giovani del luogo alla scoperta “dell’acqua che beviamo”; è stato recuperato un mulino ad acqua. Si dorme in un ostello gestito da una cooperativa e si visitano tutti i produttori locali: di formaggio, della raccolta di frutti del sottobosco. Tra le iniziative di quest’inverno c’erano le passeggiate sulla neve con le ciaspole e sulle slitte trainate dai cani. Ma la neve ha latitato e non è colpa dei Briganti del Cerreto che hanno rimediato con lauti pranzi offerti agli ospiti. Insomma il territorio ha smesso di spopolarsi, la gente che vi abita ha ripreso contatto con la propria memoria, ha imparato a porgerla ai viaggiatori che salgono dalla pianura e, soprattutto, Renato ha imparato a far quadrare il bilancio facendo il pane con quello che si ha in casa: i patrimoni dell’identità della comunità, ambiente, tradizione e intelligenza. Così si configura il turismo di comunità in Italia.
Quello di Cerreto Alpi è un esempio di come la filosofia proposta dal turismo responsabile, anche in Italia, stia passando da essere solo enunciazione di principi a diventare invece progetto e realtà. A distanza ormai di circa quindici anni da quando un gruppo di volontari di Ctm Altromercato è partito per un viaggio verso i produttori del Sud del mondo, si può dire che il turismo responsabile è sbarcato in Italia e non si occupa più solo dei rapporti Nord-Sud. Il tema è stato al centro dell’ultimo Forum del turismo responsabile tenutosi lo scorso ottobre a Penne (Pe), da cui è scaturito il Manifesto di Penne. Sette i punti al centro del dibattito:
Il Manifesto vola alto; d’altronde si rivolgeva ai partecipanti della Conferenza governativa sul turismo che si riunivano a pochi chilometri da Penne, a Pescara appunto. Conferenza alla quale Aitr – Associazione italiana turismo responsabile è giunta con due promesse: la volontà di avviare un osservatorio sugli impatti positivi e negativi del turismo e l’avvio dei Sistemi locali di turismo responsabile. Due idee forti sul piano della politica del viaggio che sottolineano come la programmazione di un’attività turistica, qualunque essa sia, non possa avvenire senza un monitoraggio degli impatti economici, sociali e culturali che l’avvio di tali attività comporta. Un esempio tra i tanti è la vendita sui mercati anglosassoni degli incantevoli ma spopolati borghi dell’Abruzzo, dove migliaia di metri quadrati di case abbandonate – per via dell’emigrazione dai centri montani verso le città – sono messi in vendita sui mercati londinesi dando vita a un fenomeno di seconde case. I proprietari degli immobili ringraziano di sicuro, ma rimane da capire quanto in termini di creazione di opportunità economiche per i pochi residenti sia favorevole questo fenomeno, che spesso dà vita a una doppia economia (prezzi e servizi differenti per turisti e residenti) e una modificazione del paesaggio anche umano e sociale dei luoghi.
A breve potremmo inoltre assistere alla nascita dei Sistemi locali di turismo responsabile: aggregazioni spontanee di cooperative, associazioni e imprese che nel territorio creano reti di accoglienza per turisti. Tra i primi potrebbe farcela la Sicilia: regione dove nell’ultimo anno hanno preso slancio iniziative di turismo di comunità a Castiglione di Sicilia, grazie a un progetto Arci, dove opera la cooperativa Placido Rizzotto che aderisce a Libera di don Ciotti per il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia e che ha aperto un agriturismo nell’entroterra palermitano; assieme ad altre iniziative come quella della cooperativa Ambiente, legalità e intercultura di Palermo che gestisce un ostello e organizza visite guidate ai luoghi della memoria siciliana e all’incontro di culture come la casbah di Trapani. E, da ultimo, verrà inaugurato ad aprile il primo albergo gestito da una cooperativa sociale in provincia di Trapani, a due passi dal parco archeologico di Selinunte. Beh, buon viaggio… in Italia!